Intervista a Franco Maccari, Segretario Coisp

giugno 30, 2009

RIORDINO DELLE CARRIERE E VFB, IL COMMENTO  DEL COISP

Intervista al Segretario Nazionale Coisp, Franco Maccari.

Il 31 gennaio 2009 il Coisp ha presentato ed inviato a tutti i parlamentari un testo sul riordino delle Forze di Polizia; ad oggi, vi sono in Parlamento due proposte di legge sul riordino (la 2291 degli On. Barbieri e Pagano e la 2328 dell’On. Alessandri) corrispondenti al testo presentato dal Coisp.

Dal momento che entrambe le proposte si riferiscono solo alle forze di Polizia, ritiene possibile un’approvazione del riordino a doppia velocità, cioè prima per le forze di Polizia ed in seguito per le forze Armate?

No, non credo che questo sia possibile, il riordino delle carriere di Forze Armate e Forze di Polizia deve procedere di pari passo, pur con le necessarie prerogative proprie di ogni realtà. Logicamente, il nostro lavoro è concentrato su quanto è necessario correggere nelle forze di Polizia. In ogni caso, per adesso, si tratta solo di disegni di legge, siamo in attesa di vedere come concretamente procederanno le Istituzioni.

Il disegno di legge Barbieri sta raccogliendo molti consensi anche nelle Forze Armate, soprattutto per la possibile promozione al grado superiore per il Ruolo Sergenti. Tenendo conto del sovrannumero  nell’organico del Ruolo Marescialli, ritiene possibile che il disegno Barbieri possa essere applicato per le forze Armate?

Per rispondere alla sua domanda sarebbe necessaria la sfera di cristallo; a mio avviso, nelle Forze Armate esiste soprattutto un problema di organici da rivedere, dovuto, essenzialmente, a scelte effettuate in passato che hanno prodotto la situazione attuale. Bisognerà, credo, rivedere questo aspetto in un’ottica complessiva di riordino delle carriere.

Proprio riguardo a questo argomento, la Finanziaria 2008 aveva previsto- per i Marescialli delle Forze Armate in sovrannumero-  la possibilità di transitare nelle Forze di Polizia;  per quanto ad oggi non sia ancora stato dato seguito alla proposta, il suo sindacato è favorevole a questa soluzione?

No, noi siamo contrari, come siamo contrari all’utilizzo dei militari come supporto alle forze di Polizia e, ancor di più, alla proposta di istituire delle ronde cittadine. Riguardo ai militari  noi non diciamo che ci sia qualcuno meglio di un altro, esistono competenze, esperienze e professionalità  diverse. Le forze Armate e le forze di Polizia hanno compiti,  addestramenti e dotazioni diverse, perché diverse sono i presupposti normativi fondanti le due realtà. Da ciò derivano prerogative differenti che devono essere esercitate in ambiti diversi. Il resto rischia di creare solo confusione e false aspettative nei confronti dell’apparato Sicurezza nel suo complesso. La valorizzazione delle professionalità acquisita,  non rende automaticamente intercambiabili le Forze di Polizia e le Forze Armate solo perché viene firmato un decreto. Basta quella firma per,  a svilire ruoli e funzioni di entrambe.

Per i Vfb, idonei ma non vincitori del concorso nella Polizia di Stato, crede possibile un evolversi positivo della situazione?

Guardi, il Coisp ha fatto il possibile per questi ragazzi, siamo stati anche accusati di aver fatto troppo. Il problema, però, è doppio. Innanzitutto va salvaguardata la dignità della persona, questi ragazzi non possono essere illusi in questo modo, prima gli è stato promesso un percorso professionale che ora gli viene negato; stiamo parlando di padri di famiglia che, giustamente, aspirano ad avere una sicurezza lavorativa ed economica. Inoltre, la Polizia di Stato, nei prossimi anni, subirà una fuoriuscita di personale dell’ordine di 4000/5000 unità all’anno, a fronte della previsione di assunzioni di sole 1000 unità, non mi sembra corretto rinunciare ai VFb, anche in un’ottica di mero funzionamento della Polizia di Stato

Vai al File dell’Intervista in formato Pdf

Aprile/Maggio 2009

giugno 16, 2009

Prima_Aprile_Maggio

Riordino, Promozioni e Compiti delle Forze Armate. Intervista al Senatore Del Vecchio

aprile 22, 2009

00025234Senatore Del Vecchio, alla Camera, è in discussione il riordino delle carriere. Qual è la posizione del Partito Democratico?
Quale parere può esporci in merito al disegno di legge 934-presentato dal Sen. Torri (Lega Nord)- per la promozione automatica dei Marescialli ai gradi apicali della categoria in base all’anzianità di servizio, e per l’adeguamento del loro trattamento economico (con 29 anni di servizio effettivo), a quello dei Maggiori?

La progressione di carriera dei Sottufficiali, così come è stabilita dalle norme in vigore, presenta numerosi aspetti di criticità che non consentono di esprimere nei suoi riguardi valutazioni soddisfacenti.

Basti ricordare, tra i tanti, l’aspetto relativo alla situazione di “appiattimento” che di fatto si determina nel ruolo dei Marescialli.
Al riguardo è noto a tutti che – in un sistema di retribuzioni economiche prevalentemente collegato al grado rivestito, come è quello vigente nella struttura militare – il raggiungimento del grado apicale di Primo Maresciallo, in età relativamente giovane e certamente prima dei 40 anni, risponde alle esigenze di garantire al personale in argomento retribuzioni appena sufficienti per affrontare le difficoltà economiche incontrate dalla gran parte delle famiglie italiane.
Di contro, la conseguente, lunga permanenza nel grado apicale, senza concrete prospettive migliorative delle retribuzioni e del livello di responsabilità funzionale, assume le caratteristiche di una “stagnazione”, a cui può associarsi una sorta di demotivazione dannosa per l’individuo e per l’Istituzione.

Ma le problematiche inerenti ai ruoli del personale delle Forze Armate, che richiedono un’attenta revisione, sono numerose e diversificate ed investono, non solo la categoria dei Marescialli, ma anche quelle degli Ufficiali, dei Sergenti e dei Volontari in servizio permanente.

Il Partito Democratico è pienamente cosciente dell’esigenza di intervenire incisivamente nella specifica materia e della necessità di contenere quanto più possibile i tempi per l’approvazione e l’introduzione di nuove e più appropriate norme legislative. Questo intervento dovrà avvenire sulla base di criteri migliorativi, tra i quali evidenzio quelli di seguito indicati:
- individuazione di sbocchi promozionali per i Primi Marescialli, per evitare che la loro carriera debba di fatto ritenersi conclusa nel momento in cui le loro potenzialità e la loro maturazione professionale sono al massimo livello;
- suddivisione del personale delle Forze Armate in tre diverse categorie denominate provvisoriamente esecutivi (diplomati), direttivi (con laurea breve e simili) e dirigenti (con laurea specialistica);
- integrazione, nell’ambito di una carriera di natura dirigenziale, dei ruoli direttivi e dirigenziali, ferma restando la specificità dei compiti rispettivamente attribuiti;
- definizione di un periodo transitorio accompagnato da un provvedimento di esodo agevolato che, grazie a specifici incentivi economici, azzeri, in tempi il più possibile contenuti, ogni “surplus” di personale di qualsiasi categoria.

In tale quadro, il Partito Democratico ha presentato alla Camera dei Deputati, sin dal mese di settembre del 2008, una specifica proposta di legge (prima firmataria l’On. Villecco Calipari) che delega il Governo ad emanare una serie di provvedimenti ordinativi per il riordino dei ruoli delle Forze Armate e delle Forze di Polizia.

Per quanto attiene al disegno di legge n. 934 (Sen. Torri), la proposta si prefigge lo
scopo di perfezionare il riallineamento delle carriere dei Marescialli delle Forze
Armate.

Ho utilizzato il termine “perfezionare”, in quanto un riallineamento delle posizioni è stato già attuato nel 2004, al fine di eliminare gli “inconvenienti e le penalizzazioni” determinatisi con il decreto legislativo 196/95 nei riguardi dei Sottufficiali delle Forze Armate rispetto a quelli dell’Arma dei Carabinieri e delle altre Forze di Polizia. Come noto, peraltro, quel tentativo di riallineamento non è riuscito a ripristinare una situazione completamente soddisfacente.

L’iniziativa parlamentare n. 934 ripropone ora la tematica e la Commissione Difesa del Senato sta verificando quanto sia possibile realizzare in termini di promozioni aggiuntive, a favore di coloro che ancora risultano penalizzati, e di incrementi stipendiali.

Sono del parere che vada ricercata ogni possibile soluzione per recepire queste naturali e giuste istanze del personale interessato, tenendo naturalmente conto che non devono crearsi situazioni di nuove sperequazioni.
Sono convinto, altresì, che eventuali aspetti non risolvibili nell’ambito di questa proposta di legge debbano essere recepiti nel già citato provvedimento di riordino delle carriere del personale militare, che come detto in precedenza rivolgerà la propria attenzione agli aspetti dell’avanzamento di carriera e di una retribuzione economica possibilmente svincolata dal grado e legata all’anzianità di servizio.

I disegni di Legge 156, 933, 989 presentati rispettivamente dal Sen. Ramponi (PdL), Senatori Torri e Mura (Lega Nord), Sen. Pegorer (PD), ipotizzano la promozione a titolo onorifico dei militari in congedo; la Commissione Difesa sembra orientata ad unificare i disegni legge in un unico testo. Quale significato e valore attribuirebbe a questo lavoro di sintesi? E quali sono le reali prospettive di un’attuazione del testo?
I disegni di legge n. 156 (Sen. Ramponi), n. 933 (Senn. Torri e Mura) e n.989 (Sen. Pegorer) hanno un’alta valenza morale perché si prefiggono lo scopo di riconoscere, al personale che ha dedicato, con passione, entusiasmo e professionalità, tutta la vita all’Istituzione militare, l’importanza del suo impegno e l’utilità del servizio prestato per il bene del Paese.

Chi ha servito con le stellette può capire meglio di altri il vero significato di questo riconoscimento e l’intimo orgoglio che i destinatari della ricompensa trarrebbero da essa. In tale contesto, l’unificazione dei diversi testi rappresenterebbe un ulteriore dimostrazione di riconoscenza del Parlamento nei riguardi di fedeli Servitori dello Stato.

La Commissione Difesa del Senato sta operando con questo obiettivo e sono personalmente convinto che il risultato possa essere positivo.

Discariche campane, servizio nelle città, spalatori di neve a Milano, ecco le immagini e le situazioni largamente diffuse e commentate: intervengono sul tema ex – militari, opinionisti, politici e giornalisti discutendo dell’impiego corretto e ortodosso delle Forze Armate. L’opinione pubblica si divide sull’opportunità del diverso impiego dell’esercito.
L’autorevole esperienza professionale pregressa rende la sua opinione di particolare interesse.

In merito all’impiego del personale militare, occorre fare una doverosa premessa: le unità delle nostre Forze Armate sono state sempre pronte a accorrere in aiuto della popolazione con tutta la loro capacità operativa nei momenti difficili , di crisi o di emergenza. L’intervento è stato sempre portato con grande generosità e solidarietà, senza distinzioni di Teatro operativo e senza limitazioni. E’ per questa ragione che le Forze Armate sono ormai stabilmente al vertice delle Istituzioni più apprezzate ed amate dagli Italiani.

Detto questo, va sottolineato che il personale delle Forze Armate è portatore di una professionalità elevatissima, che peraltro trova adeguato impiego in contesti degradati, difficili e complessi, dove la struttura delle unita’ militari appare l’unica in grado di affrontare situazioni contraddistinte da elevato rischio ed accentuata fluidità operativa. E’ una professionalità che non si improvvisa e che discende da una formazione e da una preparazione continue ed approfondite.
Nessuna organizzazione diversa dalle Forze Armate ha la stessa capacità di operare nelle condizioni difficili e pericolose di cui ho fatto cenno.

Nello stesso tempo, le Forze Armate, pur essendo predisposte ad intervenire in settori diversi da quelli di loro normale e specifica responsabilità, non possiedono appieno le competenze e le professionalità necessarie per l’assolvimento di servizi o lo svolgimento di attività estranei alla loro funzione istituzionale principale.

Entrando nel merito della tematica, l’impiego delle Forze Armate per servizi di pubblica utilità dovrebbe avvenire in casi di eccezionale gravità, allorquando ricorrano le condizioni di urgenza e di pericolo e quando non risulti possibile soddisfare l’improvvisa esigenza con i normali sistemi. E’ evidente che una siffatta “utilizzazione” non può non essere temporanea. In caso di continuità dell’”utilizzazione impropria”, infatti, la struttura militare subirebbe conseguenze negative in termini di abbassamento della preparazione per i significativi e difficili compiti a cui è principalmente preposta.

Un altro impiego delle Forze Armate, recentemente divenuto oggetto di interpretazioni diverse, merita a mio avviso un approfondimento particolare: mi riferisco ai compiti relativi all’ordine pubblico.

In questo campo, l’impiego dei soldati non può essere legato solo alla valutazione positiva della loro operatività, alla riconosciuta capacità di rapido intervento ed alla stima espressa dall’opinione pubblica. Tale impiego, infatti, per la sua delicatezza e per il suo impatto nei confronti della popolazione, deve essere subordinato sempre al rigoroso rispetto delle norme di legge, che lo prevedono solo in casi di straordinaria necessità ed urgenza. Quindi, condizioni eccezionali e temporanee e non un impiego con carattere permanente e per esigenze che non siano chiaramente riconducibili ad una situazione di straordinarietà.

Va considerato, altresì, che, in tutti i Paesi democratici, le diverse funzioni dello Stato sono sempre svolte dalle strutture ad esse specificatamente preposte, evitando confusioni o sovrapposizioni di ruoli. In merito, il ricorso massiccio ai soldati per le attività di ordine pubblico può far ritenere che lo Stato non sia in grado di garantire la funzione ” sicurezza interna ” nella maniera e con i mezzi più appropriati.

Credo pertanto che, quando non si presentano le condizioni di straordinaria necessità ed urgenza previste dalla legge per l’impiego in ordine pubblico, le Forze Armate debbano dedicarsi ai compiti istituzionali principali, che richiedono una continua preparazione per mantenere la capacità di operare in condizioni difficili e complesse e che consentono all’Italia di partecipare ai processi di stabilizzazione delle aree di crisi, garantendo al Paese grande visibilità internazionale.

I militari e Facebook

marzo 18, 2009

facebook

Marzo 2009

marzo 17, 2009

 

Militari Magazine di Marzo

 

Intervista al Senatore Mauro Del Vecchio.

Ex Generale dell’Esercito, eletto al Senato per il Partito Democratico, il Senatore risponde alla testata sui seguenti argomenti: riordino delle carriere, disegno di legge per le promozioni, compiti e i impieghi delle Forze Armate. Intervista esclusiva e integrale.

 

All’interno l’originale iniziativa dell’Unuci presso il tribunale di Prato. Il vicepresidente dell’associazione, intervistato, racconta gli aspetti dell’esperienza, tutt’oggi in corso.

 

Riportiamo i risultati del corso sostenuto dalle ragazze del gruppo donne-soldato: nelle colline fiorentine per superare le prove dei reparti speciali.

 

E sempre nuove vicende e fatti curiosi per la rubrica della cronaca giudiziaria: sentenze amministrative e processi nel mondo militare.

 

Nei prossimi numeri, riprendiamo la trattazione sulla coda contrattuale, cercando di capire che cosa realmente cambia e per chi.

 

Da questo mese, gli iscritti alla news-letter del sito potranno scaricare gratuitamente un numero del mensile in formato digitale. Seguite il blog, sul quale, a breve, riporteremo i migliori interventi.

 

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Nei prossimi giorni, pubblicheremo l’intervista al Senatore Del Vecchio in versione integrale su questo Blog

 

 

 

 

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Militari Magazine Numero di Febbraio

febbraio 25, 2009

febbraio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Risorse, Pensioni e Rappresentanza, Intervista al Generale Rossi

gennaio 29, 2009

pag11Il Generale Domenico Rossi (Presidente del Co.Ce.R interforze), intervistato dalla redazione della testata, ha esposto la sua opinione personale sui provvedimenti e sui benefici emersi dalla firma dell’accordo.

Fondi pensione e presente e futuro della Rappresentanza Militare, gli altri argomenti trattati.

 

 

 

 

 

Testo Intervista

 

Prima delle festività natalizie è stato firmata la preintesa per la coda contrattuale, a suo avviso è stato realizzato un buon accordo? L’intesa raggiunta non soddisfa il personale più giovane e coloro inseriti nel ruolo sergenti e gradi inferiori, quale è il suo parere in merito?

 

Il 18 dicembre è stata siglata dai Sindacati delle Forze di Polizia ad ordinamento civile e da tutte e cinque le Sezioni dei  Cocer la preintesa relativa alla parte economica della concertazione integrativa al contatto normativo 2006 – 2009 ed economico 2006-2007.

Ritengo tale preintesa  un buon accordo in specie per il personale militare. Per validare tale affermazione ricordo innanzitutto che la preintesa regola la distribuzione di 280 milioni di euro della vecchia Finanziaria, di cui  200 erano stati vincolati da specifica norma per  sanare la problematica degli straordinari ( il cui valore è fermo dal 2002) e del buono pasto (inferiore a quello del personale civile). Tenuto conto che una distribuzione delle risorse volta a dare prioritariamente soluzione  alle suddette problematiche avrebbe assorbito per il 2008 la  maggior parte delle risorse finanziarie il Cocer ha impostato la sua linea d’azione nel cercare di evitare tale impostazione, peraltro in linea con la norma. Alle Forze Armate sarebbe stato infatti destinato non più del 10 per cento delle risorse a fronte del 27 per cento che è quanto mediamente viene gestito nell’ambito dei singoli contratti operando una suddivisione in base all’entità del personale delle singole Amministrazioni destinatario del contratto.

Come primo obiettivo si è pertanto cercato  un accordo con le Forze di Polizia su una distribuzione delle risorse per lo straordinario e per il buono pasto che iniziasse non dal 1 gennaio 2008 in modo da disporre di maggiori risorse per il personale. Ottenuto il differimento dell’inizio di tali provvedimenti a partire dal 1 dicembre 2008 ci si è accordati sul fatto di destinare le risorse recuperate sui Fondi di efficienza istituzionale. Ciò si è tradotto per le Forze Armate in un recupero di  22 milioni di euro per il 2007 e di 48 milioni di euro per il 2008, di cui ben 33 strutturali a partire dal 2009. Mediamente questa operazione potrebbe portare  pro capite ad una  distribuzione ulteriore per il Fesi di circa 180 euro per il 2007 e di circa 390 euro per il 2008, rispetto a quanto recentemente definito.

Al di là del notevole recupero di risorse, si sono raggiunti due obiettivi: il primo è che la maggior parte delle risorse è stato  destinato all’istituto che ha la gerarchizzazione minima rispetto a tutti gli altri favorendo cosi proprio il personale più giovane e con grado inferiore; il secondo obiettivo è che in relazione alla emananda norma sulla specificità ( ora approvata solo da un ramo del parlamento) è stata inserita una clausola all’interno della preintesa per effetto della quale allorché la norma verrà definitivamente approvata il Cocer acquisirà un ruolo negoziale nell’ambito della distribuzione del Fesi, similare alla contrattazione di secondo livello dei Sindacati.

Nell’ambito dell’accordo raggiunto con i Sindacati si è cercato anche di evitare interventi randomici ma è stata fatta passare la linea di procedere secondo una linea d’azione che fosse coerente non solo con  la necessità di anticipare taluni emolumenti in relazione alla future carenze previdenziali ma anche con un presumibile riordino dei ruoli.

In tale quadro è stata accolta la richiesta dei Sindacati della Forza di Polizia dell’abbassamento da 29 a 27 anni della seconda fascia dell’assegno di funzione. Inoltre, si è riequilibrata la progressione dell’assegno di funzione da 17 a 29 anni per il ruolo dei volontari che presentava una netta sperequazione rispetto agli altri ruoli. Ciò tra l’altro senza sottrarre risorse alla concertazione, ma con un intervento che con il raggiungimento dalla prevista anzianità sarà sentito nella misura tangibile. Per ultimo si è creata una terza fascia a 32 anni. Infine è stato anche trovato un accordo con i Sindacati delle Forze di Polizia per individuare nell’ambito del prossimo contratto 2008 – 2009 ulteriori soluzioni a favore del personale più giovane.

Sottolineo anche che sono stati riservati 20 milioni di euro per consentire l’inserimento nel contratto di una parte normativa. Ciò per sanare sperequazioni o per definire nuove indennità o per incrementarne di vecchie. In tale sede potrà essere esaminata anche la situazione della percezione dell’indennità operativa da parte del ruolo Sergenti di importo inferiore rispetto a gradi subordinati con pari anzianità di servizio – Per dovere di cronaca vorrei ricordare che tale sperequazione creatasi anche dal passaggio dal sistema retributivo livellare a quello parametrale che come è noto non ha, ma non poteva tecnicamente, tenuto conto della retribuzione diciamo “operativa” è esistente anche per i giovani degli altri ruoli. Per i Sergenti in particolare è già stata espressa particolare attenzione intervenendo già nel senso indicato, pur non in modo totalitario, impiegando circa 3 mln di euro a dispetto degli altri ruoli. Tutto ciò per ribadire che il Co.Ce.R. cerca di gestire con omogeneità le problematiche di tutto il personale fermo restando che tutto è da rapportare in funzione della disponibilità di risorse e che l’esigenza va inserita in un ordine di priorità di forza armata rispetto a quelle man mano individuate o segnalate al Cocer e confrontata con le esigenze degli altri.

Per concludere, si sono distribuite al personale molte più risorse di quelle inizialmente prefigurabili in base alla norma di riferimento,cercando di rispondere alle esigenze dei vari ruoli, gradi e anzianità. Ciò fermo restando che non bisogna mai dimenticare che le concertazioni rappresentano la conclusione di difficili e lunghi confronti che si risolvono in  logici compromessi delle diverse esigenze  delle singole Forze di Polizia, delle singole Forze Armate, delle varie Amministrazioni interessate e della parte governativa.

 

Il problema previdenziale per i giovani delle FF.AA. è forse sottostimato; si è parlato di dare avvio a dei fondi pensione, ma ad oggi non si è ancora delineato un programma o riforma in merito, cosa può fare il Co.Ce.R. ?

 

Per quanto concerne il problema previdenziale si può tranquillamente affermare che, specie se visto in prospettiva, è il “problema dei problemi”, tenuto conto del fatto che a distanza di più di dieci anni dall’approvazione legislativa non è  ancora entrata pienamente in vigore la cosiddetta “riforma Dini”. Su questo il Cocer si è impegnato in tutte le occasioni “ufficiali e non” per ribadire essenzialmente due aspetti.

Il primo è costituito dalla assoluta esigenza di avviare la previdenza complementare con la attivazione di specifici fondi pensione. La mancata attivazione rischia infatti di realizzare per i giovani ovvero per tutti coloro che sono nel regime contributivo futuri trattamenti pensionistici  nella maggior parte dei casi di fatto pari a non più della metà dell’ultimo stipendio.

Si può affrontare il problema solo  con l’apertura di un tavolo ad hoc da parte del Governo. Tale necessità è già stata ribadita in tutte le sedi: al vertice militare e politico della difesa nonchè alla parte politica della funzione pubblica durante la concertazione e per finire alla parte politica del ministero dell’economia nell’ ambito di un recente  specifico convegno in materia.  

Sussiste peraltro ovviamente anche l’esigenza di sanare il pregresso ovvero tutti questi anni di mancata attivazione dei fondi. Al riguardo, è stato proposto con continuità a tutte le parti politiche ovvero sia al precedente che  all’attuale governo che si sposti la data di entrata in vigore del regime contributivo all’effettivo inizio della attivazione dei fondi pensione, ovviamente con fondi a carico del governo non ravvisando responsabilità in materia da parte del personale per la situazione creatasi.

Le suddette linee d’azione, continueranno ad essere perseguite anche nel 2009. A conforto dell’ennesima azione del Co.Ce.R. è che la stessa è stata ritenuta politicamente valida e tecnicamente concreta anche dalla XI Commissione del Senato che in occasione dell’esame di un provvcedimento (vds bollettino commissione  dell’11 novembre 2008 ) ha annunciato la ricezione di una nota della Rappresentanza nel senso sopra indicato e ha attivato la Commissione Bilancio per la valutazione degli effetti finanziari. 

 

La riforma dell’istituto della rappresentanza è stata all’ordine del giorno di diverse legislature, così come del governo attuale. Come descrive il presente della rappresentanza, in quali prospettive e indirizzi si sta essa concentrando? In qualità di autorevole Presidente Co.Ce.R., quali sviluppi e azioni si auspica per il futuro della rappresentanza stessa?

 

Innanzitutto sottolineo come il fatto che con continuità il mondo politico ponga all’ordine del giorno la riforma militare sia un chiaro  segnale della avvenuta presa di coscienza che l’attuale istituto non è più aderente alle esigenze di tutela dei diritti del personale. A riguardo, con il precedente Governo il Cocer venne chiamato a esporre il proprio pensiero in materia nell’ambito della Commissione Difesa del Senato, di fatto esponendo una generale convinzione sulla esigenza di una riforma, basata sul riscontro delle realtà negative, ma una diversa opinione su come realizzare la stessa: rappresentanza che continui ad essere interna all’ordinamento militare, seppure con un effettivo ruolo negoziale, a vari livelli; costituzione di un vero e proprio sindacato; tutela dei diritti dei militari affidati anche ad associazioni esterne. Nell’attuale legislatura sappiamo che saremo chiamati nuovamente  ad esprimere il nostro pensiero anche se al momento non so se prima o dopo la eventuale costituzione di un testo unificato quale risultante delle varie proposte di legge presenti in Parlamento. A titolo personale posso dire che mi auspico che in effetti si proceda e anche rapidamente nella approvazione di una nuova legge  che definisca chiaramente i rapporti fra la rappresentanza e le autorità politiche e militari in modo che sia chiaro chi e come deve tutelare l’interesse del personale militare. Ciò senza alterare o creare dualismi / contrapposizioni con la struttura gerarchica. Solo un analisi che contemperi queste due per certi versi apparenti difformi esigenze potrà, a mio avviso, portare a risultati efficaci. Alla base di tutto esiste comunque un punto fondamentale che secondo me è ancora  più importante di una nuova legge:  l’acquisizione da parte di tutto il personale militare di qualsiasi grado e ruolo dell’importanza della rappresentanza militare, intesa come espressione delle esigenze reali del personale e non intesa, come molto spesso accade, come mera lamentela di poche e limitate persone. La rappresentanza militare può e deve essere considerata come sinergicamente ispirata ai stessi principi e valori che devono animare qualsiasi comandante che abbia a cuore la cura e gli interessi del proprio personale. Contemporaneamente occorre da un lato educare i quadri al confronto con il proprio personale in modo da poter fornire adeguate risposte cosi come serve richiamare sempre il concetto che lo status militare ci impone  doveri  particolari in funzione della specificità di chi deve tutelare gli interessi nazionali. E’ proprio il riconoscimento di questa specificità in termini economici,normativi e previdenziali che deve a sua volta dare orgoglio di appartenenza e compensare limitazioni e disagi della condizione militare.

In sostanza, a mio avviso, il riconoscimento dell’importanza della Rappresentanza non deve avvenire solo per legge ma anche dall’interno, sulla base della effettiva azione svolta e dei risultati conseguibili e conseguiti. 


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