Il Generale Domenico Rossi (Presidente del Co.Ce.R interforze), intervistato dalla redazione della testata, ha esposto la sua opinione personale sui provvedimenti e sui benefici emersi dalla firma dell’accordo.
Fondi pensione e presente e futuro della Rappresentanza Militare, gli altri argomenti trattati.
Testo Intervista
Prima delle festività natalizie è stato firmata la preintesa per la coda contrattuale, a suo avviso è stato realizzato un buon accordo? L’intesa raggiunta non soddisfa il personale più giovane e coloro inseriti nel ruolo sergenti e gradi inferiori, quale è il suo parere in merito?
Il 18 dicembre è stata siglata dai Sindacati delle Forze di Polizia ad ordinamento civile e da tutte e cinque le Sezioni dei Cocer la preintesa relativa alla parte economica della concertazione integrativa al contatto normativo 2006 – 2009 ed economico 2006-2007.
Ritengo tale preintesa un buon accordo in specie per il personale militare. Per validare tale affermazione ricordo innanzitutto che la preintesa regola la distribuzione di 280 milioni di euro della vecchia Finanziaria, di cui 200 erano stati vincolati da specifica norma per sanare la problematica degli straordinari ( il cui valore è fermo dal 2002) e del buono pasto (inferiore a quello del personale civile). Tenuto conto che una distribuzione delle risorse volta a dare prioritariamente soluzione alle suddette problematiche avrebbe assorbito per il 2008 la maggior parte delle risorse finanziarie il Cocer ha impostato la sua linea d’azione nel cercare di evitare tale impostazione, peraltro in linea con la norma. Alle Forze Armate sarebbe stato infatti destinato non più del 10 per cento delle risorse a fronte del 27 per cento che è quanto mediamente viene gestito nell’ambito dei singoli contratti operando una suddivisione in base all’entità del personale delle singole Amministrazioni destinatario del contratto.
Come primo obiettivo si è pertanto cercato un accordo con le Forze di Polizia su una distribuzione delle risorse per lo straordinario e per il buono pasto che iniziasse non dal 1 gennaio 2008 in modo da disporre di maggiori risorse per il personale. Ottenuto il differimento dell’inizio di tali provvedimenti a partire dal 1 dicembre 2008 ci si è accordati sul fatto di destinare le risorse recuperate sui Fondi di efficienza istituzionale. Ciò si è tradotto per le Forze Armate in un recupero di 22 milioni di euro per il 2007 e di 48 milioni di euro per il 2008, di cui ben 33 strutturali a partire dal 2009. Mediamente questa operazione potrebbe portare pro capite ad una distribuzione ulteriore per il Fesi di circa 180 euro per il 2007 e di circa 390 euro per il 2008, rispetto a quanto recentemente definito.
Al di là del notevole recupero di risorse, si sono raggiunti due obiettivi: il primo è che la maggior parte delle risorse è stato destinato all’istituto che ha la gerarchizzazione minima rispetto a tutti gli altri favorendo cosi proprio il personale più giovane e con grado inferiore; il secondo obiettivo è che in relazione alla emananda norma sulla specificità ( ora approvata solo da un ramo del parlamento) è stata inserita una clausola all’interno della preintesa per effetto della quale allorché la norma verrà definitivamente approvata il Cocer acquisirà un ruolo negoziale nell’ambito della distribuzione del Fesi, similare alla contrattazione di secondo livello dei Sindacati.
Nell’ambito dell’accordo raggiunto con i Sindacati si è cercato anche di evitare interventi randomici ma è stata fatta passare la linea di procedere secondo una linea d’azione che fosse coerente non solo con la necessità di anticipare taluni emolumenti in relazione alla future carenze previdenziali ma anche con un presumibile riordino dei ruoli.
In tale quadro è stata accolta la richiesta dei Sindacati della Forza di Polizia dell’abbassamento da 29 a 27 anni della seconda fascia dell’assegno di funzione. Inoltre, si è riequilibrata la progressione dell’assegno di funzione da 17 a 29 anni per il ruolo dei volontari che presentava una netta sperequazione rispetto agli altri ruoli. Ciò tra l’altro senza sottrarre risorse alla concertazione, ma con un intervento che con il raggiungimento dalla prevista anzianità sarà sentito nella misura tangibile. Per ultimo si è creata una terza fascia a 32 anni. Infine è stato anche trovato un accordo con i Sindacati delle Forze di Polizia per individuare nell’ambito del prossimo contratto 2008 – 2009 ulteriori soluzioni a favore del personale più giovane.
Sottolineo anche che sono stati riservati 20 milioni di euro per consentire l’inserimento nel contratto di una parte normativa. Ciò per sanare sperequazioni o per definire nuove indennità o per incrementarne di vecchie. In tale sede potrà essere esaminata anche la situazione della percezione dell’indennità operativa da parte del ruolo Sergenti di importo inferiore rispetto a gradi subordinati con pari anzianità di servizio – Per dovere di cronaca vorrei ricordare che tale sperequazione creatasi anche dal passaggio dal sistema retributivo livellare a quello parametrale che come è noto non ha, ma non poteva tecnicamente, tenuto conto della retribuzione diciamo “operativa” è esistente anche per i giovani degli altri ruoli. Per i Sergenti in particolare è già stata espressa particolare attenzione intervenendo già nel senso indicato, pur non in modo totalitario, impiegando circa 3 mln di euro a dispetto degli altri ruoli. Tutto ciò per ribadire che il Co.Ce.R. cerca di gestire con omogeneità le problematiche di tutto il personale fermo restando che tutto è da rapportare in funzione della disponibilità di risorse e che l’esigenza va inserita in un ordine di priorità di forza armata rispetto a quelle man mano individuate o segnalate al Cocer e confrontata con le esigenze degli altri.
Per concludere, si sono distribuite al personale molte più risorse di quelle inizialmente prefigurabili in base alla norma di riferimento,cercando di rispondere alle esigenze dei vari ruoli, gradi e anzianità. Ciò fermo restando che non bisogna mai dimenticare che le concertazioni rappresentano la conclusione di difficili e lunghi confronti che si risolvono in logici compromessi delle diverse esigenze delle singole Forze di Polizia, delle singole Forze Armate, delle varie Amministrazioni interessate e della parte governativa.
Il problema previdenziale per i giovani delle FF.AA. è forse sottostimato; si è parlato di dare avvio a dei fondi pensione, ma ad oggi non si è ancora delineato un programma o riforma in merito, cosa può fare il Co.Ce.R. ?
Per quanto concerne il problema previdenziale si può tranquillamente affermare che, specie se visto in prospettiva, è il “problema dei problemi”, tenuto conto del fatto che a distanza di più di dieci anni dall’approvazione legislativa non è ancora entrata pienamente in vigore la cosiddetta “riforma Dini”. Su questo il Cocer si è impegnato in tutte le occasioni “ufficiali e non” per ribadire essenzialmente due aspetti.
Il primo è costituito dalla assoluta esigenza di avviare la previdenza complementare con la attivazione di specifici fondi pensione. La mancata attivazione rischia infatti di realizzare per i giovani ovvero per tutti coloro che sono nel regime contributivo futuri trattamenti pensionistici nella maggior parte dei casi di fatto pari a non più della metà dell’ultimo stipendio.
Si può affrontare il problema solo con l’apertura di un tavolo ad hoc da parte del Governo. Tale necessità è già stata ribadita in tutte le sedi: al vertice militare e politico della difesa nonchè alla parte politica della funzione pubblica durante la concertazione e per finire alla parte politica del ministero dell’economia nell’ ambito di un recente specifico convegno in materia.
Sussiste peraltro ovviamente anche l’esigenza di sanare il pregresso ovvero tutti questi anni di mancata attivazione dei fondi. Al riguardo, è stato proposto con continuità a tutte le parti politiche ovvero sia al precedente che all’attuale governo che si sposti la data di entrata in vigore del regime contributivo all’effettivo inizio della attivazione dei fondi pensione, ovviamente con fondi a carico del governo non ravvisando responsabilità in materia da parte del personale per la situazione creatasi.
Le suddette linee d’azione, continueranno ad essere perseguite anche nel 2009. A conforto dell’ennesima azione del Co.Ce.R. è che la stessa è stata ritenuta politicamente valida e tecnicamente concreta anche dalla XI Commissione del Senato che in occasione dell’esame di un provvcedimento (vds bollettino commissione dell’11 novembre 2008 ) ha annunciato la ricezione di una nota della Rappresentanza nel senso sopra indicato e ha attivato la Commissione Bilancio per la valutazione degli effetti finanziari.
La riforma dell’istituto della rappresentanza è stata all’ordine del giorno di diverse legislature, così come del governo attuale. Come descrive il presente della rappresentanza, in quali prospettive e indirizzi si sta essa concentrando? In qualità di autorevole Presidente Co.Ce.R., quali sviluppi e azioni si auspica per il futuro della rappresentanza stessa?
Innanzitutto sottolineo come il fatto che con continuità il mondo politico ponga all’ordine del giorno la riforma militare sia un chiaro segnale della avvenuta presa di coscienza che l’attuale istituto non è più aderente alle esigenze di tutela dei diritti del personale. A riguardo, con il precedente Governo il Cocer venne chiamato a esporre il proprio pensiero in materia nell’ambito della Commissione Difesa del Senato, di fatto esponendo una generale convinzione sulla esigenza di una riforma, basata sul riscontro delle realtà negative, ma una diversa opinione su come realizzare la stessa: rappresentanza che continui ad essere interna all’ordinamento militare, seppure con un effettivo ruolo negoziale, a vari livelli; costituzione di un vero e proprio sindacato; tutela dei diritti dei militari affidati anche ad associazioni esterne. Nell’attuale legislatura sappiamo che saremo chiamati nuovamente ad esprimere il nostro pensiero anche se al momento non so se prima o dopo la eventuale costituzione di un testo unificato quale risultante delle varie proposte di legge presenti in Parlamento. A titolo personale posso dire che mi auspico che in effetti si proceda e anche rapidamente nella approvazione di una nuova legge che definisca chiaramente i rapporti fra la rappresentanza e le autorità politiche e militari in modo che sia chiaro chi e come deve tutelare l’interesse del personale militare. Ciò senza alterare o creare dualismi / contrapposizioni con la struttura gerarchica. Solo un analisi che contemperi queste due per certi versi apparenti difformi esigenze potrà, a mio avviso, portare a risultati efficaci. Alla base di tutto esiste comunque un punto fondamentale che secondo me è ancora più importante di una nuova legge: l’acquisizione da parte di tutto il personale militare di qualsiasi grado e ruolo dell’importanza della rappresentanza militare, intesa come espressione delle esigenze reali del personale e non intesa, come molto spesso accade, come mera lamentela di poche e limitate persone. La rappresentanza militare può e deve essere considerata come sinergicamente ispirata ai stessi principi e valori che devono animare qualsiasi comandante che abbia a cuore la cura e gli interessi del proprio personale. Contemporaneamente occorre da un lato educare i quadri al confronto con il proprio personale in modo da poter fornire adeguate risposte cosi come serve richiamare sempre il concetto che lo status militare ci impone doveri particolari in funzione della specificità di chi deve tutelare gli interessi nazionali. E’ proprio il riconoscimento di questa specificità in termini economici,normativi e previdenziali che deve a sua volta dare orgoglio di appartenenza e compensare limitazioni e disagi della condizione militare.
In sostanza, a mio avviso, il riconoscimento dell’importanza della Rappresentanza non deve avvenire solo per legge ma anche dall’interno, sulla base della effettiva azione svolta e dei risultati conseguibili e conseguiti.