Riordino, Promozioni e Compiti delle Forze Armate. Intervista al Senatore Del Vecchio

00025234Senatore Del Vecchio, alla Camera, è in discussione il riordino delle carriere. Qual è la posizione del Partito Democratico?
Quale parere può esporci in merito al disegno di legge 934-presentato dal Sen. Torri (Lega Nord)- per la promozione automatica dei Marescialli ai gradi apicali della categoria in base all’anzianità di servizio, e per l’adeguamento del loro trattamento economico (con 29 anni di servizio effettivo), a quello dei Maggiori?

La progressione di carriera dei Sottufficiali, così come è stabilita dalle norme in vigore, presenta numerosi aspetti di criticità che non consentono di esprimere nei suoi riguardi valutazioni soddisfacenti.

Basti ricordare, tra i tanti, l’aspetto relativo alla situazione di “appiattimento” che di fatto si determina nel ruolo dei Marescialli.
Al riguardo è noto a tutti che – in un sistema di retribuzioni economiche prevalentemente collegato al grado rivestito, come è quello vigente nella struttura militare – il raggiungimento del grado apicale di Primo Maresciallo, in età relativamente giovane e certamente prima dei 40 anni, risponde alle esigenze di garantire al personale in argomento retribuzioni appena sufficienti per affrontare le difficoltà economiche incontrate dalla gran parte delle famiglie italiane.
Di contro, la conseguente, lunga permanenza nel grado apicale, senza concrete prospettive migliorative delle retribuzioni e del livello di responsabilità funzionale, assume le caratteristiche di una “stagnazione”, a cui può associarsi una sorta di demotivazione dannosa per l’individuo e per l’Istituzione.

Ma le problematiche inerenti ai ruoli del personale delle Forze Armate, che richiedono un’attenta revisione, sono numerose e diversificate ed investono, non solo la categoria dei Marescialli, ma anche quelle degli Ufficiali, dei Sergenti e dei Volontari in servizio permanente.

Il Partito Democratico è pienamente cosciente dell’esigenza di intervenire incisivamente nella specifica materia e della necessità di contenere quanto più possibile i tempi per l’approvazione e l’introduzione di nuove e più appropriate norme legislative. Questo intervento dovrà avvenire sulla base di criteri migliorativi, tra i quali evidenzio quelli di seguito indicati:
- individuazione di sbocchi promozionali per i Primi Marescialli, per evitare che la loro carriera debba di fatto ritenersi conclusa nel momento in cui le loro potenzialità e la loro maturazione professionale sono al massimo livello;
- suddivisione del personale delle Forze Armate in tre diverse categorie denominate provvisoriamente esecutivi (diplomati), direttivi (con laurea breve e simili) e dirigenti (con laurea specialistica);
- integrazione, nell’ambito di una carriera di natura dirigenziale, dei ruoli direttivi e dirigenziali, ferma restando la specificità dei compiti rispettivamente attribuiti;
- definizione di un periodo transitorio accompagnato da un provvedimento di esodo agevolato che, grazie a specifici incentivi economici, azzeri, in tempi il più possibile contenuti, ogni “surplus” di personale di qualsiasi categoria.

In tale quadro, il Partito Democratico ha presentato alla Camera dei Deputati, sin dal mese di settembre del 2008, una specifica proposta di legge (prima firmataria l’On. Villecco Calipari) che delega il Governo ad emanare una serie di provvedimenti ordinativi per il riordino dei ruoli delle Forze Armate e delle Forze di Polizia.

Per quanto attiene al disegno di legge n. 934 (Sen. Torri), la proposta si prefigge lo
scopo di perfezionare il riallineamento delle carriere dei Marescialli delle Forze
Armate.

Ho utilizzato il termine “perfezionare”, in quanto un riallineamento delle posizioni è stato già attuato nel 2004, al fine di eliminare gli “inconvenienti e le penalizzazioni” determinatisi con il decreto legislativo 196/95 nei riguardi dei Sottufficiali delle Forze Armate rispetto a quelli dell’Arma dei Carabinieri e delle altre Forze di Polizia. Come noto, peraltro, quel tentativo di riallineamento non è riuscito a ripristinare una situazione completamente soddisfacente.

L’iniziativa parlamentare n. 934 ripropone ora la tematica e la Commissione Difesa del Senato sta verificando quanto sia possibile realizzare in termini di promozioni aggiuntive, a favore di coloro che ancora risultano penalizzati, e di incrementi stipendiali.

Sono del parere che vada ricercata ogni possibile soluzione per recepire queste naturali e giuste istanze del personale interessato, tenendo naturalmente conto che non devono crearsi situazioni di nuove sperequazioni.
Sono convinto, altresì, che eventuali aspetti non risolvibili nell’ambito di questa proposta di legge debbano essere recepiti nel già citato provvedimento di riordino delle carriere del personale militare, che come detto in precedenza rivolgerà la propria attenzione agli aspetti dell’avanzamento di carriera e di una retribuzione economica possibilmente svincolata dal grado e legata all’anzianità di servizio.

I disegni di Legge 156, 933, 989 presentati rispettivamente dal Sen. Ramponi (PdL), Senatori Torri e Mura (Lega Nord), Sen. Pegorer (PD), ipotizzano la promozione a titolo onorifico dei militari in congedo; la Commissione Difesa sembra orientata ad unificare i disegni legge in un unico testo. Quale significato e valore attribuirebbe a questo lavoro di sintesi? E quali sono le reali prospettive di un’attuazione del testo?
I disegni di legge n. 156 (Sen. Ramponi), n. 933 (Senn. Torri e Mura) e n.989 (Sen. Pegorer) hanno un’alta valenza morale perché si prefiggono lo scopo di riconoscere, al personale che ha dedicato, con passione, entusiasmo e professionalità, tutta la vita all’Istituzione militare, l’importanza del suo impegno e l’utilità del servizio prestato per il bene del Paese.

Chi ha servito con le stellette può capire meglio di altri il vero significato di questo riconoscimento e l’intimo orgoglio che i destinatari della ricompensa trarrebbero da essa. In tale contesto, l’unificazione dei diversi testi rappresenterebbe un ulteriore dimostrazione di riconoscenza del Parlamento nei riguardi di fedeli Servitori dello Stato.

La Commissione Difesa del Senato sta operando con questo obiettivo e sono personalmente convinto che il risultato possa essere positivo.

Discariche campane, servizio nelle città, spalatori di neve a Milano, ecco le immagini e le situazioni largamente diffuse e commentate: intervengono sul tema ex – militari, opinionisti, politici e giornalisti discutendo dell’impiego corretto e ortodosso delle Forze Armate. L’opinione pubblica si divide sull’opportunità del diverso impiego dell’esercito.
L’autorevole esperienza professionale pregressa rende la sua opinione di particolare interesse.

In merito all’impiego del personale militare, occorre fare una doverosa premessa: le unità delle nostre Forze Armate sono state sempre pronte a accorrere in aiuto della popolazione con tutta la loro capacità operativa nei momenti difficili , di crisi o di emergenza. L’intervento è stato sempre portato con grande generosità e solidarietà, senza distinzioni di Teatro operativo e senza limitazioni. E’ per questa ragione che le Forze Armate sono ormai stabilmente al vertice delle Istituzioni più apprezzate ed amate dagli Italiani.

Detto questo, va sottolineato che il personale delle Forze Armate è portatore di una professionalità elevatissima, che peraltro trova adeguato impiego in contesti degradati, difficili e complessi, dove la struttura delle unita’ militari appare l’unica in grado di affrontare situazioni contraddistinte da elevato rischio ed accentuata fluidità operativa. E’ una professionalità che non si improvvisa e che discende da una formazione e da una preparazione continue ed approfondite.
Nessuna organizzazione diversa dalle Forze Armate ha la stessa capacità di operare nelle condizioni difficili e pericolose di cui ho fatto cenno.

Nello stesso tempo, le Forze Armate, pur essendo predisposte ad intervenire in settori diversi da quelli di loro normale e specifica responsabilità, non possiedono appieno le competenze e le professionalità necessarie per l’assolvimento di servizi o lo svolgimento di attività estranei alla loro funzione istituzionale principale.

Entrando nel merito della tematica, l’impiego delle Forze Armate per servizi di pubblica utilità dovrebbe avvenire in casi di eccezionale gravità, allorquando ricorrano le condizioni di urgenza e di pericolo e quando non risulti possibile soddisfare l’improvvisa esigenza con i normali sistemi. E’ evidente che una siffatta “utilizzazione” non può non essere temporanea. In caso di continuità dell’”utilizzazione impropria”, infatti, la struttura militare subirebbe conseguenze negative in termini di abbassamento della preparazione per i significativi e difficili compiti a cui è principalmente preposta.

Un altro impiego delle Forze Armate, recentemente divenuto oggetto di interpretazioni diverse, merita a mio avviso un approfondimento particolare: mi riferisco ai compiti relativi all’ordine pubblico.

In questo campo, l’impiego dei soldati non può essere legato solo alla valutazione positiva della loro operatività, alla riconosciuta capacità di rapido intervento ed alla stima espressa dall’opinione pubblica. Tale impiego, infatti, per la sua delicatezza e per il suo impatto nei confronti della popolazione, deve essere subordinato sempre al rigoroso rispetto delle norme di legge, che lo prevedono solo in casi di straordinaria necessità ed urgenza. Quindi, condizioni eccezionali e temporanee e non un impiego con carattere permanente e per esigenze che non siano chiaramente riconducibili ad una situazione di straordinarietà.

Va considerato, altresì, che, in tutti i Paesi democratici, le diverse funzioni dello Stato sono sempre svolte dalle strutture ad esse specificatamente preposte, evitando confusioni o sovrapposizioni di ruoli. In merito, il ricorso massiccio ai soldati per le attività di ordine pubblico può far ritenere che lo Stato non sia in grado di garantire la funzione ” sicurezza interna ” nella maniera e con i mezzi più appropriati.

Credo pertanto che, quando non si presentano le condizioni di straordinaria necessità ed urgenza previste dalla legge per l’impiego in ordine pubblico, le Forze Armate debbano dedicarsi ai compiti istituzionali principali, che richiedono una continua preparazione per mantenere la capacità di operare in condizioni difficili e complesse e che consentono all’Italia di partecipare ai processi di stabilizzazione delle aree di crisi, garantendo al Paese grande visibilità internazionale.

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